Il tema del lavoro

Il tema del lavoro

Il 18 giugno 1998 l’Organizzazione internazionale del Lavoro (OIL) ha adottato la Dichiarazione dell’ILO sui principi e i diritti fondamentali del lavoro e suoi seguiti a Ginevra, raccogliendo così le sfide della mondializzazione che sono state oggetto di un ampio dibattito in seno all’ILO fin dal 1994. Sebbene la mondializzazione rappresenti un fattore di crescita economica, e questa a sua volta sia una condizione pressoché indispensabile al progresso sociale, rimane il fatto che essa non garantisce di per sé tale progresso. Essa dev’essere accompagnata da alcune regole sociali elementari, basate su valori comuni, affinché a tutte le parti interessate sia consentito di rivendicare un’equa ridistribuzione della ricchezza che esse hanno contribuito a produrre.

Bandiera raffigurante il logo dell’International Labour Organization (ILO)

Un primo passo in questa direzione è stato compiuto nel 1995, quando i capi di Stato e di governo presenti al Vertice mondiale sullo sviluppo sociale hanno assunto precisi impegni e adottato il Programma di azione relativo ai “diritti fondamentali dei lavoratori” – proibizione del lavoro forzato e del lavoro minorile, libertà sindacale, diritto di associazione e di contrattazione collettiva, pari retribuzione per mansioni di pari valore ed eliminazione di ogni discriminazione nell’accesso al lavoro. La Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del Commercio tenutasi a Singapore nel 1996 ha fornito l’occasione per compiere un secondo passo.

Foto del World Summit for Social Development, tenutosi a Copenhagen (Danimarca) nel 1995

«Gli Stati hanno ribadito il loro impegno al rispetto delle principali norme del lavoro internazionalmente riconosciute, hanno ricordato che l’ILO è l’ente competente in tale materia, riconfermando all’Organizzazione il loro sostegno nell’opera di promozione di tali norme. L’adozione della Dichiarazione ha rappresentato il terzo passo.»

L’allora parlamentare e attivista belga Michel Hansenne

Tuttavia, se da una parte tale accordo ha riconosciuto e sancito importanti diritti per i lavoratori, e di conseguenza anche obblighi e vincoli imprescindibili per i datori, dall’altra rimane la facoltà dei singoli Stati di introdurre, all’interno della propria giurisdizione, norme e leggi ad hoc per regolare l’attività lavorativa. Ad ogni modo, la dichiarazione cita alcuni principi che peraltro definisce “diritti fondamentali“:

  1. libertà di associazione e riconoscimento effettivo del diritto di contrattazione collettiva;
  2. eliminazione di ogni forma di lavoro forzato o obbligatorio;
  3. abolizione effettiva del lavoro minorile;
  4. eliminazione della discriminazione in materia di impiego e professione.
Il lavoro minorile nei paesi del Terzo mondo

Anche la Costituzione della Repubblica Italiana, la legge fondamentale del nostro Stato, si esprime in più passaggi circa il diritto al lavoro, in particolare nei seguenti articoli:

Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36 – Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

L’Agenda 2030 colloca il lavoro dignitoso per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici e il mandato dell’OIL in materia di giustizia sociale al centro delle politiche per lo sviluppo e per una crescita sostenibile e inclusiva. Il lavoro dignitoso crea vantaggio non solo per i singoli lavoratori e per le loro famiglie ma per tutta l’economia locale. Il potere di acquisto alimenta la crescita e lo sviluppo di imprese sostenibili, in particolare delle piccole imprese, che a loro volta sono in grado di assumere più lavoratori, migliorandone la retribuzione e le condizioni. Il lavoro dignitoso inoltre aumenta il gettito fiscale degli Stati, che sono quindi in grado di finanziare politiche sociali per proteggere coloro che non riescono a trovare un lavoro o sono inabili al lavoro.

L’obiettivo 8 dell’Agenda 2030: lavoro dignitoso e crescita economica

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