Pari opportunità nell’istruzione: un obiettivo ancora da raggiungere

Pari opportunità nell’istruzione: un obiettivo ancora da raggiungere

La parità di genere è ad oggi uno dei temi più dibattuti nel nostro paese e più in generale in tutta Europa.
Mentre il problema del gender-gap nell’occupazione è molto discusso sia nell’ambito politico che in quello sociale, spesso si perde di vista come il divario in realtà inizi già a livello scolastico.
Ad oggi, nonostante l’istruzione sia un diritto fondamentale a cui tutti dovrebbero avere accesso, si stima che circa 132.000 ragazze nel mondo non vadano a scuola, con un enormi differenze nei vari paesi e nelle varie culture.


In Italia fortunatamente, per lo meno “sulla carta”, le leggi in merito al libero accesso all’istruzione, garantiscono ormai uguali opportunità a ragazzi e ragazze in ambito formativo.
Purtroppo ancora oggi vi sono realtà, in particolare in alcune regioni del Sud italia come Puglia e Sicilia, in cui le donne con titoli di studio quali diplomi o lauree a vario livello sono solo il 50%, contro una percentuale molto più alta tra gli uomini.


Anche la scelta del percorso di studi risente spesso della differenza di genere, in particolare fattori culturali, socio-economici e familiari spingono le donne a scegliere percorsi di studi tradizionalmente legati alle “arti femminili”, orientandosi fin da subito in maggioranza verso l’ambito umanistico, artistico o il percorso magistrale.
Poco frequentati rimangono invece Istituti ad indirizzo tecnico e tecnologico e i percorsi di laurea STEM. Tra i laureati STEM, infatti, vi è ancora una netta prevalenza maschile con picchi che superano il 70% in ingegneria, informatica, matematica e fisica. Analizzando invece l’intero sistema universitario, le donne rappresentano più della metà degli iscritti con un tasso di affluenza massimo nelle facoltà umanistiche.


Inoltre in alcune famiglie che vivono in condizioni economiche precarie, permane la tendenza a riservare le maggiori opportunità di studio nei riguardi dei figli maschi, indirizzando le ragazze a percorsi di studio più brevi e a dedicare più tempo alle attività domestiche.
Questo ovviamente si riflette poi sul grande divario che hanno donne e uomini in ambito lavorativo: i percorsi di laurea che permettono un impiego e una retribuzione maggiore sono ad oggi scelti prevalentemente da uomini.
Permane una difficoltà per le donne, anche a parità di percorso di studi, a raggiungere i massimi livelli nella propria professione, a ricoprire ruoli di rilievo e a ricevere una retribuzione uguale a quella maschile.


Anche nell’insegnamento, uno dei primi ambiti in cui la figura femminile ha occupato posizioni socialmente rilevanti, le donne svolgono la loro professione nelle scuole a grado di istruzione inferiore (asili, scuole elementari e medie) mentre a livello universitario l’80% dei docenti sono uomini.
Questo è un indicatore importante di come le donne facciano ancora fatica ad essere riconosciute e valorizzate in ambito occupazionale.
Ancor di più nei lavori manuali, storicamente considerati maschili (idraulico, elettricista) la presenza delle donne è ancora oggi ostacolata e spesso mal vista dai colleghi uomini.


Spostandosi poi in altri paesi, come ad esempio l’Africa sub-sahariana e l’Asia occidentale, dove vi sono già gravi problematiche umanitarie nelle popolazione generale, le donne sono escluse dalle poche opportunità di studio e istruzione che vengono offerte ai bambini. E’ per questo che in tali realtà organizzazioni come Unicef sono attive per garantire la salute, la crescita e l’istruzione di tutti i bambini e le bambine.
In molti paesi poveri e in via di sviluppo permangono infatti credenze culturali e religiose che vedono la donna come figura inferiore all’uomo e destinata alla cura della casa, al matrimonio e alla crescita dei figli…E così fin da piccole le bambine vengono allevate allo svolgimento delle attività domestiche e alla cura dei più piccoli mentre i bambini vengono cresciuti come coloro che si dedicheranno all’attività lavorativa e i quali possederanno il potere economico.


Se quindi in Italia negli ultimi 100 anni tanto è stato fatto per permettere alle donne l’accesso all’istruzione, rinnovando le leggi e aprendo i percorsi di studio di ogni grado e genere a tutte le ragazze, non si può dire altrettanto di tanti altri paesi nel mondo; basti pensare che solo il 66% dei paesi ha raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria. A livello secondario il divario è maggiore: il 45% dei paesi ha raggiunto la parità di genere nell’istruzione secondaria inferiore e solo il 25% in quella secondaria superiore.

Il raggiungimento delle pari opportunità nel diritto all’istruzione deve quindi essere un obiettivo primario in tutto il mondo; in questo l’operato di giovani attivisti come Malala Yousafazi insegnano come l’impegno in questa battaglia non debba essere solo politico e che un grande messaggio può essere mandato dai tanti giovani che grazie all’istruzione ora possono lottare a nome di tutti i ragazzi per un futuro migliore.

Malala Yousafzai (studentessa pachistana premio Nobel per la pace e attivista per il diritto femminile allo studio)

“Ogni ragazza, non importa dove vive, non importa in quale circostanza, ha il diritto di imparare. Ogni leader, indipendentemente da chi è o dalle risorse a sua disposizione, ha il dovere di adempiere e proteggere questo diritto”
Malala Yousafzai

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