Mamme “equilibriste”

Mamme “equilibriste”

È proprio da questa appena festeggiata Festa della Mamma, che trovo dovuta una piccola opera di sensibilizzazione sulla loro condizione (oltre che su quella delle donne in generale), specialmente su coloro che sono o vogliono essere attive nel mondo del lavoro. Studiano, si laureano con ottimi voti, trovano un lavoro appagante, si sposano, fanno un figlio e poi…

E poi? La favola che sognavano di vivere si scontra con la dura realtà! Stiamo parlando di donne, anzi di mamme, di famiglie che non avevano messo in conto che in Italia al giorno d’oggi è ancora molto difficile coniugare vita lavorativa e vita familiare. A qualcosa bisogna rinunciare e così spesso le mamme scelgono il male minore, lasciare il lavoro dopo aver passato tutta la vita a sognare e a studiare per diventare avvocato, ingegnere, architetto, cantante, manager, giornalista, musicista, medico, astronauta…

Sogni che si spezzano in tanti piccolissimi frammenti e che vanificano tutti gli sforzi fatti in precedenza per affermarsi, per poter dimostrare al mondo di avere le stesse capacità degli uomini. Sicuramente le capacità sono le stesse, ma non le opportunità, le possibilità. Su questo in Italia siamo ancora molto indietro, anche se molto si sta facendo. Il problema è che si procede ad una velocità troppo bassa mentre le donne continuano a dimostrare al mondo le proprie potenzialità: quasi il 60% dei laureati in Italia è donna. E c’è di più, in media il voto di laurea delle donne è più alto di quello degli uomini.

Se in questa classifica le ragazze primeggiano, lo stesso non possiamo dire sul mercato del lavoro, dove i posti più ambiti e ben pagati sono spesso occupati da uomini. Quando le donne entrano nel mondo del lavoro qualcosa sembra cambiare, soprattutto quando si diventa mamme. Inizia così la carriera delle “equilibriste“, donne che lavorano e che si occupano dei carichi familiari. Sono circa 6 milioni in Italia, grazie soprattutto alla presenza di nonni e parenti stretti che possono aiutarle a crescere i propri bambini. Chi non ne ha o li ha troppo lontano, si trova “costretto” a lasciare il lavoro, anche perché “pagare una baby sitter con un intero stipendio non ha senso, allora preferisco stare io con loro“. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase.

Vignetta illustrativa del fenomeno delle “equilibriste” alle prese con lo smart-working

In ogni caso, è bene dare un po’ di numeri a supporto di queste frasi, che per molti potranno sembrare la solita retorica solo perché oggi è la Festa della Mamma. Sì, perché c’è chi ancora nega l’evidenza e sostiene che tra uomo e donna si è raggiunta la parità di diritti e di doveri. Chiedetelo a chi si è vista licenziare perché ha dovuto accudire la propria figlia in ospedale, dicendo così addio ad uno stage pagato con un rimborso spese di 500 euro al mese. Oppure a chi durante un colloquio di lavoro si è sentita chiedere se avesse intenzione di avere altri figli, per poi essere scartata non sulla base delle proprie competenze. Succede, succede ancora e troppo spesso.

Secondo il rapporto “Le Equilibriste” di Save the Children, il 42,6% delle mamme tra i 25 e i 54 anni non è occupata (con un divario rispetto ai loro compagni di più di 30 punti percentuali) e il 39,2% con 2 o più figli minori ha un contratto part-time. Le mamme italiane, specie quelle al Sud, si ritrovano a che fare con disoccupazione e precarietà perché spesso vengono lasciate sole nella maternità a causa della carenza dei servizi alla prima infanzia. Poi con la pandemia la situazione è peggiorata: nel 2020 sono state più di 30mila le donne con figli che hanno rassegnato le dimissioni, spesso per motivi familiari anche perché non supportate da servizi sul territorio, carenti o troppo costosi, come gli asili nido. Basti sapere che nell’anno educativo 2019-2020 solo il 14,7% del totale dei bambini 0-2 anni ha avuto accesso al servizio finanziato dai Comuni. È grave sapere poi che nel primo semestre 2021 solo poco più di 1 contratto a tempo indeterminato su 10 sia stato attivato a favore delle donne.

L’esperienza più bella del mondo, quella di diventare mamma, sembra avere un caro prezzo da pagare in Italia e così in tante rinunciano alla gioia della maternità. Da qui la crisi delle culle, con livelli di natalità ai minimi storici. Essere donna e fare dei figli oggi è un atto di coraggio se si vuole intraprendere una carriera lavorativa. Una scelta spesso criticata dalle donne stesse, rimaste ancorate ad una mentalità arcaica. Lo abbiamo visto con l’astronauta Samantha Cristoforetti. Grazie a donne come lei però riusciamo ad andare avanti, a fare le equilibriste ogni giorno, perché lei ci ha dimostrato che anche i sogni delle donne – anche se per il momento solo lavorando il doppio… – possono avverarsi.

Fonte: Today

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