Il tabù dei cognomi

Il tabù dei cognomi

Negato finora dall’articolo 262 del codice civilecade finalmente l’istituzione dell’unico cognome, quello del padre, ai figli.

La Corte Costituzionale, presieduta da Giuliano Amato, con una sentenza del 27 aprile scorso ha stabilito che d’ora in poi i figli porteranno il cognome di entrambi i genitori. Una storica conquista per tutte quelle donne che lo chiedevano da tempo, ma che mai erano riuscite ad ottenerlo. Nella fattispecie, la Consulta ha ritenuto «discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio» la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre. Pertanto i giudici hanno stabilito che il figlio assumerà il cognome di entrambi i genitori.

Ma in che modo? Scrivono i giudici: «Nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due». In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, aggiunge la Corte, «resta salvo l’intervento del giudice in conformità all’ordinamento giuridico».

In attesa di leggere le motivazioni complete della sentenza la Corte spiega di aver preso tale decisione nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio. Entrambi i genitori, infatti, devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale.

La Corte ha, dunque, dichiarato illegittime costituzionalmente tutte le norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre. Sia che si tratti di figli nati nel matrimonio, sia fuori e sia per i figli adottivi. Con la sentenza, uomini e donne, adesso, sono sullo stesso piano, senza le gerarchie obbligatorie che finora hanno assegnato la primazia al cognome del padre

La prima volta in cui la Consulta scrive che il solo cognome paterno è «il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con il valore costituzionale dell’uguaglianza uomo donna» era il 2006 e già da allora esortava il Parlamento a cambiare le regole. Devono però passare dieci anni per arrivare a un’altra sentenza fondamentale: quella in cui si stabilisce che per un figlio è possibile ottenere il doppio cognome, sia quello paterno che quello materno. La Consulta, negli anni, ha sempre riconosciuto che l’automatica attribuzione del cognome paterno esprimesse una visione anacronistica e iniqua dei rapporti tra uomo e donna.

Ma ha a lungo deciso di non fare pressioni, per non interferire sulla discrezionalità politica riservata al Parlamento, ma nessuna delle proposte che si sono susseguite nel tempo hanno mai finito l’iter legislativo. Oggi, con questa decisione, la Consulta ha di fatto indicato la strada al Parlamento che, finalmente, dovrà prendere atto di quanto stabilito.

Qui di seguito è riportato l’estratto del comunicato stampa della Corte.

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