Il lavoro informale

Il lavoro informale

La crescita economica dovrebbe essere una forza positiva per l’intero pianeta. Questo è il motivo per cui dobbiamo assicurarci che il progresso finanziario crei posti di lavoro dignitosi e appaganti senza danneggiare l’ambiente. Dobbiamo proteggere i diritti del lavoro e porre fine una volta per tutte alla schiavitù moderna e al lavoro minorile. Se promuoviamo la creazione di posti di lavoro con un accesso ampliato ai servizi bancari e finanziari, possiamo assicurarci che tutti ricevano i vantaggi dell’imprenditorialità e dell’innovazione.

Secondo i dati attuali, nel mondo sono più di 200 milioni le persone senza fonte di guadagno, soprattutto giovani. Vediamo quindi come lavoro e crescita economica contribuiscono in modo determinante a debellare la povertà. La promozione di una crescita sostenibile e di un’economia verde nonché la creazione di un numero sufficiente di posti di lavoro dignitosi, uniti al rispetto dei diritti dell’uomo e dei limiti del nostro Pianeta, hanno un’importanza cruciale sia per i Paesi in via di sviluppo sia per quelli emergenti e industrializzati.

Vediamo come l’Agenda 2030 vada a trattare in maniera molto efficace riguardo alla situazione lavorativa, dedicando al lavoro l’obiettivo 8, il quale comprende sotto-traguardi concernenti la crescita economica, l’aumento della produttività e la creazione di posti di lavoro dignitosi. Entrando più nello specifico nel tema di impiego lavorativo, possiamo poi distinguere tra: lavoro formale e lavoro informale.

È chiamato lavoratore formale colui che è debitamente formalizzato dalla conclusione di un contratto di lavoro tra il lavoratore e il datore di lavoro, in base al quale il lavoratore gode della protezione e dei benefici stabiliti dalla legge, accettando di rispettare il pagamento di tasse e previdenza sociale. D’altra parte, il lavoratore informale è colui che manca di un contratto legalmente concluso tra il datore di lavoro e il lavoratore, in cui il lavoratore è al di fuori del controllo fiscale e della protezione fornita dal diritto del lavoro.

Su due miliardi di lavoratori informali 740 milioni sono donne, ma questo dato medio è fortemente influenzato dall’occupazione in due paesi come la Cina e la Russia. Se si considerano solo i cosiddetti paesi in via di sviluppo il rapporto percentuale si capovolge e il lavoro informale è decisamente prerogativa delle donne. Tra le ragioni del lavoro in nero spiccano quindi: l’espansione del settore dei servizi e delle professioni della new economy, il massiccio ingresso di lavoratori stranieri, la progressiva deregolamentazione del mercato del lavoro alla ricerca di maggiore flessibilità e in ultimo, non per importanza, la grave crisi economica.

I lavoratori in nero però vengono penalizzati molto sotto il punto di vista economico, siccome vedranno accreditarsi ad esempio una pensione inferiore a causa dei periodi lavorati in nero, per i quali non sono stati versati i contributi necessari per finanziare appunto l’assegno pensionistico. In definitiva gli effetti negativi del lavoro nero si ripercuotono su tutti. È quindi importante ostacolarlo e combatterlo.

Oggi, per contrastare il lavoro irregolare nel nostro paese sono possibili quattro soluzioni: introdurre sanzioni amministrative, che possono essere economiche o possono comportare la sospensione dell’attività; civili, utilizzate in caso di evasione o pagamenti incorretti dei contributi sociali; penali, regolate dal codice penale e dai testi speciali in materia, e infine attività di promozione e prevenzione portate avanti dagli uffici del lavoro territoriali.

È necessario accompagnare misure come quelle elencate per combattere il lavoro nero, a politiche che riducano il costo del lavoro e la rigidità del mercato, evitando che il contrasto al settore irregolare provochi una contrazione dell’economia e ulteriore disoccupazione.

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