Gli asili nido, baricentro per le equilibriste

Gli asili nido, baricentro per le equilibriste

Ebbene sì, gli asili nido potrebbero costituire, se ben sfruttati, un’importante ventata d’aria fresca che può liberare da molti affanni queste nostre mamme “equilibriste”, costrette ogni giorno a ritmi molto intensi tra lavoro e vita privata nella gestione dei figli.

Ma come? Gli asili nido possono essere a tempo pieno (cioè occuparsi dei bimbi per 8 o più ore) o a tempo parziale (meno di 8 ore).

Ciò che accade è che se una madre usufruisce di questo servizio, avrà chiaramente più tempo, e questo comporta che durante l’orario di lavoro potrà avere la mente molto più libera per occuparsi con piena concentrazione della propria attività: ciò vuol dire maggiore produttività, più efficienza, più tempo per lavorare per cercare di sistemare la propria precarietà economica (che già con la pandemia ha colpito molto le donne, la maggioranza dei lavoratori precari), ma soprattutto, in particolare, concede a queste donne concrete e maggiori possibilità di riaggrapparsi ai loro studi, ai loro sogni, alle loro ambizioni.

Da alcuni dati emerge che il potenziamento dell’offerta dei servizi socioeducativi per l’infanzia quali l’asilo nido è infatti già dagli ultimi anni uno dei principali strumenti nella strategia intrapresa per contrastare la denatalità e incrementare l’occupazione femminile, 

Il problema è che oggi, nel 2022, la percentuale di genitori italiani che fanno uso di questo servizio è ancora solo del 26,3%, di gran lunga sotto la media europea del 35,3% (in Francia, Spagna, Svezia e Portogallo si pensi che si è raggiunto circa il 50% di bambini iscritti). 

Ma perché? Tra i fattori che influiscono sulle scelte delle famiglie vi sono i costi del servizio, soprattutto per l’accesso ai nidi privati, e la davvero scarsa diffusione dei servizi, che penalizza soprattutto i residenti in alcune aree del paese. In più, sembra emergere in generale proprio un atteggiamento culturale di avversione delle famiglie per queste strutture, che dichiarano di non fidarsi a delegare il proprio compito educativo ad altri, o che ritengono il loro bimbo ancora troppo piccolo o a rischio per la propria salute in queste strutture.

I criteri di selezione delle domande da parte dei comuni per l’accesso ai nidi pubblici tendono inoltre a favorire le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, per sostenere la conciliazione degli impegni lavorativi e di cura. Sono quindi meno di un quarto i bambini che trovano posto negli asili nido, e l’offerta di questi servizi si concentra nei grandi comuni e nelle aree più sviluppate economicamente, evidenziando una spaccatura non solo tra Centro-Nord e Sud del Paese ma anche tra centri urbani e aree periferiche e marginali.

Per i bambini, asilo nido significa svago, inclusione, istruzione, uguali possibilità e una primissima forma di contrasto all’esclusione sociale e alla povertà. Questi servizi per la prima infanzia svolgono un ruolo pedagogico fondamentale nei percorsi di crescita del bambino, favoriscono l’espressione delle sue potenzialità e lo aprono al bellissimo mondo di relazione con gli altri. 

L’Italia può fare ancora molto per queste strutture, investe ancora solo lo 0,08% del P.I.L. per gli asili nido; e se questo servizio venisse ampliato, migliorato e reso molto più accessibile, ciò che porterebbe in futuro sarebbe un grandissimo vantaggio per tutta la società del nostro mondo, il mondo di domani.

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