La disoccupazione giovanile ad oggi

La disoccupazione giovanile ad oggi

Da qualche tempo, il tema della disoccupazione giovanile è ritornato a far notizia a livello nazionale, a causa delle percentuali negative che lo caratterizzano e che spesso costringono il nostro paese alle posizioni più basse nelle classifiche comparative con altri paesi europei, infatti la disastrosa situazione ci porta a notare come un giovane italiano su tre (tra i 19 e i 25 anni) sia senza lavoro.

Sono molte e complesse le cause della disoccupazione giovanile in Italia: il basso indice economico e finanziario del paese, la qualità dell’istruzione, le esigenze del mercato del lavoro, la flessibilità e la regolamentazione del mercato del lavoro, l’inefficace politica di superamento della disoccupazione, l’orario di lavoro, le carenze motivazionali. La crisi portata dal Coronavirus ha avuto un enorme impatto sul mercato del lavoro in molti paesi, compresa l’Italia.

Anche se prima della pandemia da COVID-19, i tassi di disoccupazione in Italia erano generalmente alti, tuttavia, l’impatto negativo della crisi del coronavirus sull’attività economica e sull’occupazione ha approfondito ed esteso i problemi esistenti. A causa della pandemia, l’Italia ha perso quasi un milione di posti di lavoro in un anno e, come mostrano i dati specifici sulla disoccupazione, la popolazione più giovane ha rappresentato il gruppo più colpito.

Una delle migliori soluzioni sarebbe che i datori di lavoro formassero giovani che non hanno esperienza lavorativa ma vogliono lavorare, invece di persone con esperienza lavorativa già pronta, permettendo loro di acquisire esperienza e conoscenza pratica. E dare ai datori di lavoro benefici fiscali per la formazione. La disoccupazione tra i giovani è causata non solo dalla mancanza di competenze, esperienza lavorativa e insufficienti capacità lavorative, ma anche dai bassi salari. Dato che i salari medi stabiliti nel mercato del lavoro non sono sufficienti per i giovani, i professionisti più qualificati, professionali e promettenti stanno lasciando il paese, il che è una sfida ancora più grande.

Per quanto riguarda la situazione europea, notiamo come i paesi UE abbiano in passato stabilito una serie di obiettivi comuni per la politica dell’occupazione, per combattere la disoccupazione e creare più posti di lavoro di migliore qualità. Questi obiettivi sono racchiusi nella Strategia europea per l’occupazione. Avviata nel 1997, si tratta di una strategia per la crescita che presenta gli obiettivi per ciascun parametro chiave da raggiungere entro il 2030 (istruzione, ricerca e sviluppo, cambiamento climatico) e viene usata come quadro di riferimento per le attività a livello europeo e nazionale.

Gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 sono i seguenti:

  1. occupazione al 75% tra i giovani;
  2. riduzione del numero delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale ridotto da 116,6 milioni (2008) a 96,2 milioni di persone.

La Commissione europea controlla e mette in pratica la strategia attraverso il Semestre europeo, un ciclo annuale di coordinazione delle politiche economiche e sociali a livello europeo. Nel contesto del semestre europeo e in base agli orientamenti per le politiche degli stati membri a favore dell’occupazione, cioè le priorità comuni e gli obiettivi nazionali per le politiche nazionali per l’occupazione, si valuta la situazione sociale in Europa. Per aiutare gli stati a fare dei passi avanti, la Commissione prepara delle raccomandazioni specifiche per ogni paese, basate sui progressi fatti verso ciascun obiettivo.

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