Stereotipi sulle donne e loro impatto

Stereotipi sulle donne e loro impatto

Rosabeth Moss Kanter, già nel 1977, osservò la presenza, in ambito lavorativo, di quattro stereotipi sulle donne lavoratrici:

  1. la donna madre, ricca di qualità relazionali, capace di cure amorevoli ed interessata al prossimo la quale però, invece di essere apprezzata per tali qualità, viene ad essere intrappolata in ruoli poco ambiti e sottopagati;
  2. la donna bambina, considerata immatura ed incompetente e, dunque, meritevole di ruoli costituiti da scarsa responsabilità e di salari minori rispetto agli uomini;
  3. la vergine di ferro, giudicata come ambiziosa, competitiva e determinata e quindi, proprio per questo, poco rappresentativa del genere femminile, ovvero una sorta di eccezione che confermerebbe la regola;
  4. la donna oggetto, che incarna il classico stereotipo della donna come oggetto sessuale.

Dunque una donna ambiziosa che ha studiato, che si è fatta spazio tra gli uomini per realizzare le sue aspirazioni, giunge finalmente sul posto di lavoro e non può né sfruttare la sensibilità e le competenze relazionali intrinseche del suo essere donna, né può cercare di somigliare agli uomini.

Ma tutto questo cosa produce a livello pratico? Una delle conseguenze più negative è, innanzitutto, l’allontanamento di una donna dalle materie scientifiche in seguito al fatto che esse vengono solitamente spinte verso percorsi umanistici, e finiscono per applicarsi meno, in termini di tempo, in campo scientifico. Uno studio di Chipman e Thomas (1985) ha rilevato come, a parità di ore di lezione, non vi sarebbero differenze relative alla competenza matematica tra uomini e donne e dunque le possibili risorse della donna verrebbero stroncate sul nascere.

Analizzando qualche dato emerso da un’indagine del Ministero della Pubblica Istruzione sull’anno accademico 2014/2015 è evidente che, sebbene le studentesse rappresentino circa il 56% degli studenti universitari, è possibile sottolineare una forte presenza femminile in ambito umanistico (75%) e sociale (61%) contro un misero 31% nel settore STEM. Con questo allontanamento del genere femminile dalle materie scientifiche che riguardano quindi la matematica, la fisica, l’informatica…, si ha un aumento di differenza tra i salari annui in quanto stipendi maggiori vengono ricevuti da chi lavora in ambienti scientifici e tecnologici.

Differenze salariali uomo-donna: a che punto siamo e cosa possiamo fare? |  SIAL Cobas

In secondo luogo, la scarsa presenza di modelli di ruolo inerenti carriere non tradizionali (donne ingegneri, fisici, presidenti) produce una percezione di tali percorsi come ancor più “impossibili”.

In ultima istanza, la costante sottovalutazione delle proprie competenze genera una scarsa autostima, ridotte aspettative di successo e, dunque, una minore determinazione nell’esecuzione delle attività, correlata ad un livello di performance più basso. Infine le donne sembrerebbero dare un maggior peso, nelle decisioni lavorative e accademiche, agli aspetti relazionali, cercando continuamente un compromesso che non danneggi in alcun modo le persone a loro vicine come il partner o i figli.

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