Women’s empowerment e gender mainstreaming

Women’s empowerment e gender mainstreaming

La Piattaforma d’azione di Pechino, referendum sui diritti umani delle donne tenutosi in dodici aree critiche, apre il primo paragrafo affermando che essa è “an agenda for women’s empowerment”. 

Il termine «empowerment» deriva dal «to empower» che in italiano significa “conferire o attribuire poteri”, “mettere in grado di”, “dare autorità a”, “accrescere in potere”. Con riferimento alla condizione della donna, il termine definisce un processo destinato a modificare le relazioni di potere nei diversi contesti del vivere sociale e personale e volto in particolare a fare in modo che le donne siano ascoltate, che le loro conoscenze ed esperienze vengano riconosciute; che le loro aspirazioni, i loro bisogni, le loro opinioni e i loro obiettivi siano presi in considerazione; che possano partecipare ai processi decisionali in ambito politico, economico e sociale.

Il gender mainstreaming è definito dalle Nazioni Unite come «il processo attraverso cui sono valutate tutte le implicazioni per le donne e per gli uomini di ogni azione progettata, in tutti i campi e a tutti i livelli, compresa l’attività legislativa, politica e di programmazione». È una strategia volta a rendere le preoccupazioni e le esperienze sia delle donne che degli uomini una dimensione integrale della progettazione, dell’attuazione, del monitoraggio e della valutazione delle politiche e dei programmi in tutte le sfere politiche, economiche e sociali, cosicché donne e uomini ne possano trarre gli stessi vantaggi e non si perpetui la disuguaglianza. L’obiettivo è il raggiungimento della parità di genere.

Schematizzazione del modello di sviluppo del «gender mainstreaming»

Riferimenti: Agreed conclusions 1997/2, UN doc. A/52/3, Capitolo IV, par.4). L’importanza della strategia di gender mainstreaming è stata ribadita dalla Quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino (1995), dall’Assemblea Generale nel corso della sua 23° Sessione speciale “Donne 2000. Uguaglianza di genere, sviluppo e pace per il 21° secolo” (nota come Pechino +5, giugno 2000) e dall’ECOSOC nella Risoluzione 2006/36 del luglio 2006.

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