PNRR e parità di genere

PNRR e parità di genere

Previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, tra gli strumenti a sostegno delle donne, il sistema di certificazione della parità di genere nelle imprese è stato delineato con la legge n. 162/2021 e con la Legge di Bilancio 2022, ma i lavori per la piena attuazione sono solo all’inizio.

Avere la certificazione della parità di genere permetterà, inoltre, alle organizzazioni di accedere anche a una serie di benefici, come uno sgravio contributivo parziale per le imprese che ne sono in possesso.

Entro il 2026 almeno 800 piccole e medie imprese dovranno ottenerla e 1.000 aziende dovranno beneficiare delle agevolazioni collegate: sono questi gli obiettivi quantitativi che si pone il PNRR.

Dal punto di vista qualitativo la novità ha l’ambizione di assicurare una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ridurre il divario retributivo di genere, pari al 43,7% se si considera il salario annuale medio percepito dagli uomini e dalle donne.

Gli ambiti di intervento fissati dal dossier “Legislazione e politiche di genere”, elaborato dalle preposte Commissioni parlamentari

I traguardi, però, si raggiungono passando da una serie di tappe. Ed è così anche per la certificazione della parità di genere che, per ora solo su carta, ha cominciato a prendere forma. Con la legge n. 162/2021, che ha modificato il Codice per le pari opportunità, è stato introdotto questo nuovo sistema, poi entrato in vigore dal 1 gennaio 2022. La sua attivazione, compresa dei meccanismi agevolativi che comporta, è prevista entro dicembre 2022.

Lo scorso 24 marzo la Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti e il Presidente UNI Giuseppe Rossi hanno presentato la prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022, che definisce criteri, prescrizioni tecniche ed elementi funzionali alla certificazione di genere. Ci sono gli strumenti per guardare al futuro, ma soprattutto per fotografare il presente.

Le Linee Guida indicano le direzioni da intraprendere per avviare un “percorso sistemico di cambiamento culturale”: dal semplice e puro rispetto dei principi costituzionali di parità e uguaglianza all’adozione di politiche economiche e fiscali mirate per favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro.

Ma allo stesso tempo forniscono i primi chiarimenti sugli elementi da prendere in considerazione per la certificazione della parità di genere.

Affinché le azioni “di parità di genere” siano efficaci, la prassi di riferimento definisce una serie di indicatori (KPI) percorribili, pertinenti e confrontabili e in grado di guidare il cambiamento e di rappresentare il continuo miglioramento.

Secondo la nota tecnica, sono sei le aree da prendere in considerazione per verificare se un’organizzazione mette sullo stesso piano uomini e donne. Ogni voce ha un peso specifico diverso.

Aree di valutazionePercentuale
cultura e strategia15%
governance15%
processi HR10%
opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda20%
equità remunerativa per genere20%
tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro20%

Per ogni area analizzata ci si sofferma su più aspetti specifici. Ad esempio per la tutela della genitorialità è rilevante la presenza di policy dedicate alla tutela della maternità e della paternità, oltre il CCNL di riferimento, come congedi ad hoc asili nido.

O, ancora, per quanto riguarda l’opportunità di crescita in azienda si valuta ad esempio la percentuale di donne nell’organizzazione con qualifica di dirigente. Così come per le Pubbliche Amministrazioni.

«Ogni indicatore è associato a un punteggio il cui raggiungimento o meno viene ponderato per il peso dell’area di valutazione: è previsto il raggiungimento del punteggio minimo di sintesi complessivo del 60 per cento per determinare l’accesso alla certificazione da parte dell’organizzazione».

Gli indicatori sono utili per verificare il grado di maturità dell’azienda dal punto di vista della parità di genere con un monitoraggio annuale e una verifica ogni due anni. Il sistema si applica a partire dalle micro-organizzazioni, anche con un solo o una sola dipendente. Per le realtà più piccole sono previste delle semplificazioni.

La Legge di Bilancio 2022 ha istituito anche un Fondo per le attività di formazione propedeutiche all’ottenimento della certificazione della parità di genere, con una dotazione di 3 milioni di euro per l’anno 2022, che al momento però non è ancora operativo.

Per avviare la macchina organizzativa, d’altronde, si attende prima di tutto il decreto del Presidente del Consiglio o dell’Autorità politica delegata che stabilisce i parametri minimi per il conseguimento della certificazione della parità di genere.

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