Una maggiore produttività

Una maggiore produttività

Nell’ultimo decennio la capacità delle imprese italiane di migliorare le proprie tecnologie, così come la formazione dei propri lavoratori, è rimasta pressoché invariata rispetto agli anni precedenti. C’è quindi qualcosa che va migliorato, aggiustato. Il problema risiede nel fatto che le tecnologie più avanzate (seppur mediamente poco più costose di quelle tradizionali), vengono ignorate e messe da parte dalle imprese, per puntare l’attenzione su un maggior numero di macchinari e lavoratori, e un maggiore carico di lavoro per quest’ultimi.

Così facendo, si ottiene senza dubbio una maggiore produttività, ma un sistema organizzato in questo modo è innanzitutto tutt’altro che sostenibile, infatti chi vi lavora ha un impiego per niente dignitoso. Inoltre, non migliorare la qualità né dei macchinari né delle conoscenze che i lavoratori hanno su come usarli, va a influenzare di seguito anche la qualità dei prodotti, che rimarrebbe invariata nel tempo e generalmente scarsa.

È quindi fondamentale un progresso tecnologico costante e non trascurato dagli imprenditori, che vada a migliorare nettamente la qualità della vita degli operai, e la qualità dei prodotti poi messi in commercio.

Per un approccio poi ad una crescita economica che sia più duratura nel tempo e sostenibile, la diversificazione è un punto chiave. Consiste solo nell’impegno da parte di ogni singola azienda a offrire servizi e oggetti di vario tipo, così che se quel servizio non fosse più richiesto, il fatturato di quell’azienda non varierebbe di molto. Questo è ciò che crea una solida crescita.

In più, se si impiega questo meccanismo, non si vanno a sfruttare sempre le stesse materie che troviamo in natura (immaginate il danno ambientale che si verrebbe a creare se per esempio un colosso come Ikea facesse solo mobili in legno di quercia).

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