Le criptovalute (in)sostenibili

Le criptovalute (in)sostenibili

La blockchain, i bitcoin e le altre valute virtuali sono in circolazione ormai da oltre un decennio, ma la maggior parte di noi comuni mortali ha ancora difficoltà a capire come funzionino queste novità tecnologico-finanziarie, e ancora di più a comprendere le loro implicazioni per l’ambiente.

In parole povere, la blockchain è un registro digitale condiviso tra gli utenti, in incessante crescita. In questo database decentralizzato i dati sono criptati, ovvero resi inaccessibili ai malintenzionati e, quindi, più sicuri di quanto non siano, ad esempio, sulla rete Internet tradizionale. Il bitcoin, invece, è la più nota tra le criptovalute, le cui transazioni vengono registrate e fissate sulla blockchain come se fosse un vero e proprio libro mastro. Gli scambi di valuta sono, in pratica, un passaggio di dati cifrati e, dunque, sicuri.

Le criptovalute si usano come forma di pagamento per gli acquisti online, oppure per essere scambiati con valute reali (dette valute fiat). In alternativa, le criptovalute possono essere tenute “ferme” come prodotto di investimento e scambiate mediante il trading quando il mercato è favorevole. I pagamenti in bitcoin, di solito, non sono gravati da una commissione (a differenza di quanto avviene per le carte di credito) e possono essere impiegati anche da chi non ha un conto in banca. Da ultimo, i pagamenti in bitcoin sono di fatto anonimi e, quindi, tutelano la privacy.

Eccoci al nocciolo della questione. La principale critica sollevata riguarda le enormi emissioni di CO2 – diossido di carbonio o anidride carbonica, per far contenti gli insegnanti di chimica 😉 – dovute alle complesse operazioni matematiche svolte da potentissimi computer per validare le transazioni. Tali macchine lavorano, infatti, simultaneamente in competizione tra loro per una stessa transazione e il “vincitore” viene ripagato con altri bitcoin, in un processo chiamato in gergo “mining, che fa “nascere nuova moneta da mettere in circolazione. Tutto questo hardware consuma un’altissima quantità di elettricità, che, come sappiamo, produce gas serra. D’altro canto, è pur vero che tutta la digitalizzazione delle operazioni svolte mediante la blockchain evita molti sprechi. In un futuro in cui tutte le transazioni avvenissero online si eviterebbero, infatti, quanto meno:

  1. l’utilizzo di plastica per la stampa di carte di credito e tessere bancomat;
  2. la carta, l’inchiostro e l’energia necessaria alle macchine per stampare le banconote nella Zecca di Stato;
  3. l’uso del metallo e il consumo di energia derivante dal processo di fusione per le monete;
  4. il consumo di carburante e e tutti i costi di movimentazione del denaro (furgoni blindati);
  5. la stampa di tutta la documentazione cartacea che gli istituti di credito sono tenuti a fornire al cliente, sia sotto forma di materiale promozionale che come documenti informativi e contratti.
error: Il contenuto non è selezionabile.